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Associazione A77

L'esperienza di Lara all'Aquila PDF Stampa E-mail
"...bisogna allontanarsi dall'isola per vedere l'isola, è che non ci vediamo se non ci allontaniamo da noi, se non ci allontaniamo da noi stessi..." Riflessioni di Lara sulla esperienza all'Aquila
Scrive lo scrittore premio nobel José Saramago ne "Il racconto dell'isola sconosciuta" : "...bisogna allontanarsi dall'isola per vedere l'isola, è che non ci vediamo se non ci allontaniamo da noi, se non ci allontaniamo da noi stessi..."
A dire la verità però, neanche allontanandosi si riesce a vedere con precisa chiarezza. Si pensava che passato un po' di tempo potesse essere più semplice poter ragionare con lucidità circa l'esperienza vissuta, e invece ci si rende ora conto di quanto sia comunque difficile tirare le somme.
La realtà dell'Aquila è talmente complessa che tentare di descriverla o riassumerla a parole sembra quasi un'eresia. Tante le cose che abbiamo visto, le persone che abbiamo conosciuto, le sensazioni e le riflessioni che abbiamo condiviso. Nel nostro ruolo di animatori sociali tirocinanti ci siamo molto messi in discussione, spesso abbiamo improvvisato, talvolta ci siamo sentiti inadeguati, ma sempre ci siamo sentiti onorati per l'opportunità di crescita personale e professionale accordataci.
Arrivare in una terra dilaniata da una catastrofe naturale, con due compagni di corso che conosci da un paio di mesi e con l'ansia da prestazione dovuta alle aspettative nutrite su di noi, effettivamente non è stata proprio una passeggiata. Siamo partiti super carichi di energie ed entusiasmo, ma già durante il viaggio in pullman, man mano che ci avvicinavamo alle zone colpite dal sisma, abbiamo cominciato a respirare un'aria un po' pesante... Dopo una manciata di ore avevamo ridimensionato tutte le nostre idee, aspettative ed obiettivi. E' emerso subito evidente che solo una cosa contava: esserci. Seppur un po' spaesati, camminando in punta di piedi, ma esserci. Per come eravamo, senza troppe maschere: con le nostre incertezze, la nostra umiltà, la nostra voglia di essere in qualche modo utili. E con la nostra leggerezza, perché proprio quando la realtà fa sentire fortemente il suo peso è bene ricordarsi il valore di questo stato d'animo. Non certo inteso come fuga e vacuità, bensì modalità di attenzione e presenza alla realtà che nutrendosi di consapevolezza ed ironia, diviene ricettività, sensibilità, delicatezza, apertura a dimensioni e sfumature più sottili.
Dunque con leggerezza esserci, anche solo per venire prima quasi rifiutati, come fosse una tappa obbligatoria da superare per potersi avvicinare ed ascoltare ed accogliere la rabbia, darle spazio. E restare poi seduti accanto senza poter dare soluzioni, senza trovare ad ogni costo parole sensate.
Che fossimo al Camaleonte, al Campo di Acquasanta, al Campo base della C.R.I. o semplicemente per strada, ascoltare i racconti dei bambini, dei ragazzi ma anche degli adulti e degli anziani, cercare di comprendere il vissuto di ognuno e rispettarlo. Se poi avanzava spazio per un gioco e una risata meglio, ma animare, alla fin fine l'abbiamo capito, non è essenzialmente questo. Animare è dare espressione, infondere coraggio, promuovere. Animare è esserci!
Ed essendoci con tutto te stesso, in una dimensione altra come quella dell'Abruzzo post-terremoto, ti trovi a fare i conti non solo con persone e traumi che non conosci, ma addirittura con parti di te che ti sono estranee. Ti rendi conto di avere più risorse di quello che pensi, anche se mai sufficienti a farti sentire adeguato al contesto. Di aver imparato tanto da ogni esperienza capitata sul cammino della tua vita, ma soprattutto dalle persone incontrate. E allora grazie a tutti coloro che ho incrociato lungo questo pezzetto di strada e che resteranno sempre con me nel ricordo. Grazie perché hanno rinforzato in me la convinzione che anche dalle tragedie della vita può sempre nascere qualcosa di buono.


Lara


 

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